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"La democrazia è il governo dei dilettanti... La sopravvivenza
della nostra società dipende dal vigore dello sprito amatoriale...
I rappresentanti del popolo... devono guardarsi dal divenire politici
professionisti".
È chiaro che qui amatore dilettante non significa incompetente
o inseperto. Non significa privo di professionalità. Ma professionismo
è cosa ben diversa. Con l'avanzare del tempo, qualsiasi funzione
specialistica tende a dimenticare i propri legami con il tessuto sociale
più ampio entro cui è nata per operare ed essere utile.
Al contrario, si adopera per sviluppare una casta di specialisti che
parlano tra loro un linguaggio inaccessibile ai profani. Quasi senza
eccezioni, tali professionisti disprezzano i dilettanti.
Parente di "AMATORE" è un altro termine gia citato,
addirittura peggiore, "DILETTANTE": chi pratica un'arte
o esplora un campo del sapere nel quale non è "un professionista
riconosciuto". Ma le radici etimologiche di queste parole raccontano
una storia diversa.
Gli amatori fanno quel che fanno per amore (dal latino amare),
mentre i dilettanti non sono dei banali appassionati, ma sono mossi
dal diletto (dal latino dilectare attraverso
l'italiano dilettare). E guarda caso, diletto
e passione per il lavoro sono precisamente le qualità che i
professionisi tendono a smarrire per prime.
Opposto al professionismo sta quello che il maestro Zen Shunryu Suzuki
definiva "lo spirito del principiante", la capacità
di guardare il mondo con occhi nuovi e mente aperta. [n.01] |