La nostra filosofia

“La democrazie è il governo dei dilettanti… La sopravvivenza della nostra società dipende dal vigore dello spirito amatoriale… I rappresentanti del popolo… devono guardarsi dal divenire politici professionisti.” (Daniel J. Burstin, Hidden history, Vintage books, 1989.)

E’ chiaro che amatore-dilettante qui non significa incompetente o inesperto. Non significa privo di professionalità. Ma profession-ismo è cosa ben diversa. Con l’avanzare del tempo, qualsiasi funzione specialistica tende a dimenticare i propri legami con il tessuto sociale più ampio entro cui è nata per operare ed essere utile. Al contrario, si adopera per sviluppare una casta di specialisti che parlano tra loro un linguaggio inaccessibile ai profani. Quasi senza eccezioni, tali professionisti disprezzano i dilettanti. O peggio, concedono loro finte benevole occhiate paterne.

Parente di “amatore” è un altro termine gia citato, addirittura peggiore,  “dilettante”: chi pratica un arte o esplora un campo del sapere nel quale non è “un professionista riconosciuto”. Ma le radici etimologiche di queste parole raccontano una storia diversa. Gli amatori fanno quel che fanno per amore (dal latino amare), mentre i dilettanto non sono banali appassionati, ma sono mossi dal diletto (dal latino dilectare attraverso l’italiano dilettare). E guarda caso, diletto e passione per il lavoro sono precisamente le qualità che i professionisti tendono a smarrire per prime.

Opposto al professionismo sta quello che il maestro Zen Shunryu Suzuky definiva “lo spirito del principiante”, la capacita di guardare il mondo con occhi nuovi e mente aperta. ¹“La democrazie è il governo dei dilettanti… La sopravvivenza della nostra società dipende dal vigore dello spirito amatoriale… I rappresentanti del popolo… devono guardarsi dal divenire politici professionisti.” (Daniel J. Burstin, Hidden history, Vintage books, 1989.)